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Gas slow
Intraprendere percorsi quotidiani e imbattere in relitti prepotenti, affascinanti, magnetici. Addentrarsi nei suoi meandri e ritrovarsi deboli, impotenti, piegati dalla superficialità che si narra. Toccare terra con mano, respirare metallo, percepire l’autunno che piega le torri e le poggia in riva al fiume, dove nulla, ha più una funzione. Tutto prevale su ombre di un bianco e nero, contrastando la vitalità di una stagione passata, poggiando quà e là detriti di doni per Bacco.
Il post – abbandono – moderno che ti avvolge e culla, in un cammino paziente, silente, resiliente.